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Economia5 min di lettura

Il divario imprenditoriale italiano, regione per regione

Quante imprese «abita» un territorio? La densità di unità locali— il numero di sedi d'impresa attive ogni 1.000 abitanti — è un buon termometro di quanto è fitto il tessuto produttivo di una regione. E racconta uno dei divari più persistenti del Paese.

In testa, a sorpresa, c'è la Valle d'Aosta, spinta dal turismo e dalla micro-impresa di montagna, seguita dalle regioni del Centro-Nord a forte vocazione manifatturiera e artigiana — Toscana, Marche, Lombardia.

Le regioni col tessuto produttivo più fitto

#RegioneUnità locali / 1.000 ab.
1Valle d'Aosta105,6
2Toscana100,2
3Marche96,7
4Lombardia96,6
5Liguria93,9
6Veneto93,4
7Emilia-Romagna93,3
8Trentino-Alto Adige92,0
9Lazio91,3
10Abruzzo89,2

…e quelle dove è più rado

All'altro capo della classifica si trovano le regioni del Mezzogiorno, con una densità di imprese che in Sicilia e Calabria è circa un terzo più bassa che in Toscana o Lombardia.

#RegioneUnità locali / 1.000 ab.
20Sicilia67,3
19Calabria69,1
18Campania75,4
17Puglia75,9
16Basilicata78,3
15Sardegna80,5

Questa è una fotografia della densità attuale, non una misura del declino nel tempo: dice dove il tessuto d'impresa è più o meno fitto oggi. Inoltre conta le sedi d'impresa, non gli addetti: una regione di micro-imprese può avere una densità alta pur con poca occupazione per impresa.

Fonti dei dati

Unità locali delle imprese attive per 1.000 abitanti, fonte ISTAT — registro ASIA. Approfondisci con l'indice di Attrattività economica.

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Articolo redatto con assistenza AI a partire dai dati aperti elaborati da ItalIntel, con revisione umana. I dati si riferiscono all'ultimo anno disponibile per ciascuna fonte e possono essere aggiornati nel tempo. Vedi la metodologia.